Caccia in Sudafrica

Published On: 1 Gennaio 1970
caccia in Sudafrica con Montefeltro

La magia del Sudafrica

L’occhio sognante nel rivivere la giornata di caccia, il desiderio di riaprire gli occhi su quegli straordinari scenari e di sfidare quanto prima gli animali africani. Questo è il mal d’Africa!

Se anche tu hai avuto l’occasione di vivere l’esperienza di un viaggio di caccia nel continente africano, saprai di cosa stiamo parlando.

Uno dei paesi più suggestivi del continente che non può sicuramente mancare dalla tua lista dei desideri per i viaggi venatori è il Sudafrica, soprattutto se sei un appassionato di caccia grossa.

In questo luogo così affascinante è possibile andare a caccia di antilopi, il così detto plains game.

La caccia in Sudafrica è un’esperienza che non si dimentica, e che induce il cacciatore a voler ritornare. Il cosiddetto Mal d’Africa è sempre dietro l’angolo.

Luca annovera tra i suoi viaggi di caccia, paesi di tutto il mondo ma sicuramente le emozioni che ha vissuto nei suoi viaggi di caccia in Sudafrica sono imparagonabili.

La caccia in Sudafrica di Luca

Dopo un lungo viaggio, l’Eastern Cape ci accoglie con l’aperto sorriso del nostro P.H. Sudafricano, faccia da bambinone, sempre pronto alla risata e allo scherzo, ma durante la caccia attento e professionale “comme il faut”.

Io e mio fratello Paolo siamo pronti per iniziare la nostra caccia in Sudafrica.

Il lodge al campo di caccia è gradevole, costruito in legno sulle rive di un torrente e riparato da un’alta falesia di roccia chiara dalla cui sommità, all’alba, ci sveglia un nutrito branco di Vervet monkey.

Le camere sono corredate da una stufetta elettrica, assolutamente necessaria in questa stagione, e il letto ha uno scalda materasso che prepara ulteriormente “la cuccia” per la fredda notte sudafricana.

Il sole sorge e siamo pronti per iniziare la nostra giornata di caccia in Sudafrica.

Il pick up arranca sul ripido sentiero strappato dal caterpillar al fianco della montagna, mentre i due tracciatori, in piedi nel cassone, già scrutano tra valli e altipiani per scoprire la presenza di qualche antilope, con i due cani da traccia-un misto di border collie e jack russel- che sonnecchiano tra le loro gambe.

Dopo una ventina di minuti, ci fermiamo su di un piccolo pianoro e partiamo in perlustrazione per controllare la valle sottostante più a nord.

Un vento sostenuto, freddo e profumato, ha spazzato il cielo che ora appare terso e sospeso tra il rosa e l’azzurro, mentre le prime lame di sole cominciano a fendere le coste montane di fronte a noi.

Gli animali del Sudafrica

Improvvisamente ci si apre davanti la valle e, sul grigioverde dello sfondo, spicca il caldo color biscotto di un branchetto di impala e di un paio di eland più in alto.

Il vento ora sibila tra la vegetazione, ora sembra riprodurre un motivo musicale.

Mi pongo di fianco a mio fratello e gli indico un bel “ram” fra gli impala: troppo lontani e già in allarme, spariscono veloci nel folto.

Il sole comincia a scaldare l’aria, ma il vento resta sostenuto e gli animali preferiscono rimanere protetti dal bush.

Alcune femmine di kudu giocano a nascondino fra il verde; più in alto, un nutrito gruppo di black wildebeest (gnu nero) pascola tranquillo a mezza costa, finché, scorgendoci, fugge all’impazzata verso valle al di là di un basso crinale.

caccia kudu in Sudafrica

L’azione di caccia

Decidiamo di anticiparli e a bordo del pick up ci portiamo un paio di chilometri più in basso, nel punto in cui gli animali potrebbero passare.

Dopo una breve corsa ci appostiamo su un balcone naturale affacciato a un piccolo pianoro, a circa centoquaranta metri da noi, sul quale sono evidenti le tracce di un continuo traccheggio.

Mio fratello ha da poco appoggiato la carabina sullo stick in attesa degli gnu ma, inaspettatamente, si presenta un kudu bull, giovane ma adatto per essere prelevato e, all’assenso del nostro P.H., Paolo si ingobbisce sul fucile pronto a sparare.

Il kudu non accenna a fermarsi procedendo a passo sostenuto e, raggiunto il centro della radura, incassa il colpo di 8X68 leggermente arretrato.

Il rimando del colpo è netto anche se l’antilope continua la sua corsa fino a scomparire nel folto. Attendiamo qualche minuto e partiamo alla ricerca di tracce che mostrino l’effetto della ferita.

Un’ impercettibile traccia di sangue dice che l’animale è stato colpito, ma il colore dice anche che a essere interessato è stato il fegato…

Si sciolgono i due piccoli meticci bianconeri che, dopo pochi minuti, cominciano ad abbaiare a fermo.

Il kudu è nascosto fra i cespugli di acacia e un colpo alla spalla chiude una bella giornata ricca di emozioni.

Le aree di caccia

La seconda giornata la trascorriamo nell’area bassa, con una serie di tiri senza risultato ma il terzo giorno si parte di buon’ora per spostarci in un’area “montana” vocata per il “mountain reedbuck”, graziosa antilope poco più piccola di un capriolo, che, come dice il nome, vive in aree elevate fittamente cespugliate.

Giunti alla farm prendiamo in “consegna” un tracciatore locale e partiamo per la zona di caccia.

Percorso meno di un chilometro, incontriamo due facoceri, uno dei quali ha un discreto trofeo.

Mio fratello senza indugio li mette in carniere: belle zanne su di uno scudetto e ottimo carré al forno per la sera successiva.

Cominciamo a inerpicarci sul fianco della montagna tra una vegetazione così lussureggiante che il contrasto con il cielo blu fa quasi male agli occhi, mentre il profumo intenso di una sorta di ginestra inebria e stordisce: che scoperta, questo Eastern Cape!

Incontriamo un primo branchetto, che si dilegua, però, velocemente. Altri quattro animali… tutte femmine.

Poi altri due: uno è un buon maschio. Bum! La frenesia da cacciatore neofita di Paolo ha il sopravvento, il colpo parte improvviso.

Si parte al recupero lungo lo scosceso pendio e, a un centinaio di metri, la piccola antilope giace riversa con il suo bellissimo trofeo.

Ritorniamo alla base delle montagne e cominciamo a esplorare le grandi pianure che si aprono a perdita d’occhio. 

Individuiamo un branchetto di orici e poi compaiono dal nulla a buona distanza quattro maschi di impala, di cui uno è decisamente buono.

Paolo si prepara sullo stick e lascia partire il colpo, perfetto alla spalla, il primo impala del pacchetto è così in carniere.

Poco dopo, un buon maschio di springbuck ci sfida fermo a cartolina oltre il filo dei duecento metri, il respiro di mio fratello si fa affannoso per l’emozione e per la distanza. Paolo si concentra e preme il grilletto.

La giornata si chiude in gloria con il bel fiore di pelo bianco profumato che si schiude durante gli ultimi istanti di vita della bella antilope.

Gli ultimi due giorni di caccia li trascorriamo sfidando gli gnu neri e i black springbuck, prima in quota e poi a valle.

Nel pomeriggio dell’ultimo giorno completiamo il pacchetto con un buon blesbuck che ci ha fatto sudare per più di due ore sulla traccia prima di farsi accostare a buon tiro.

Il battesimo africano di Paolo si chiude qui, con la mia gioia di avergli fatto da guida e con un po’ di rimorso per avergli aperto la strada del mal d’Africa. Ma ne parlerò solo col vento, tanto “il vento non sente, non può sentire”.

Luca Bogarelli

Se anche tu vuoi vivere l’esperienza della caccia africana e scoprire cosa è il mal d’Africa, contattaci QUI!

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