La caccia al leone africano: dove è legale, come si svolge, su quali animali

La caccia al leone africano è legale in un numero ristretto di paesi e si svolge su quote nazionali, con criteri di età che escludono gli animali giovani e i maschi ancora a capo di un branco. Si caccia all’esca da appostamento o sulla traccia, con safari lunghi, spesso di tre settimane, e percentuali di successo lontane dalla certezza. Il calibro minimo è il .375 H&H. Montefeltro organizza esclusivamente cacce su leoni selvatici in aree gestite, mai su animali allevati in cattività.
Dove è legale e a quali condizioni
Il leone africano è iscritto all’Appendice II della CITES e la sua caccia resta legale in alcuni paesi dell’Africa australe e orientale, sempre entro quote fissate a livello nazionale e ripartite per area. Le destinazioni principali sono Tanzania, Zimbabwe, Mozambico e Zambia. Montefeltro organizza la caccia al leone in tutti questi paesi e in Sudafrica per il canned lion.
Per il cacciatore europeo esiste un vincolo aggiuntivo e vincolante. Il leone è una delle sei specie dell’Allegato B del regolamento europeo sul commercio della fauna selvatica per cui l’importazione di un trofeo richiede un permesso rilasciato dallo Stato membro, insieme a elefante africano, ippopotamo, rinoceronte bianco meridionale, orso polare e argali. Il permesso viene concesso solo dopo la verifica che il prelievo sia stato legale e non dannoso per la conservazione della specie, e va richiesto prima della partenza.

Due elementi rendono questa verifica decisiva, e vanno conosciuti prima di prenotare qualsiasi safari. Il primo: lo Scientific Review Group europeo può esprimere parere negativo su singoli paesi, e in quel caso l’importazione dei trofei di leone da quel paese viene di fatto negata, come accade dal 2015 per il Benin. Il secondo: alcuni Stati membri hanno adottato divieti nazionali più severi, la Francia sui trofei di leone dal 2015 e i Paesi Bassi su oltre duecento specie dal 2016. L’Italia non ha adottato un divieto di questo tipo, ma il quadro cambia nel tempo e la fattibilità dell’importazione va verificata caso per caso, paese per paese, al momento della prenotazione.
Non tutti i leoni sono cacciabili. I sistemi di gestione più solidi impongono un’età minima di sei anni, valutata dal PH prima del tiro e verificata a posteriori sull’animale prelevato. La valutazione si basa su segnali riconoscibili: la pigmentazione del naso, che si scurisce con l’età, l’usura della dentatura, la conformazione del muso, lo sviluppo e il colore della criniera. Un maschio giovane, o un maschio ancora a capo di un branco con cuccioli, non si preleva: la sua rimozione innescherebbe l’arrivo di nuovi maschi e l’uccisione della prole, con un danno alla popolazione locale molto superiore al singolo capo.
Nelle aree in cui operiamo il minimo è 6 anni, e PH e game scout certificano l’età.
La nostra posizione sul leone allevato in cattività
In Sudafrica esiste da decenni un’industria di leoni allevati in recinto, destinati alla fotografia con i cuccioli, al commercio delle ossa e alla caccia in aree chiuse. Riguarda circa ottomila animali. Il governo sudafricano ha annunciato nel 2021 l’intenzione di chiuderla, il Consiglio dei ministri ha approvato la politica di dismissione nel 2024 e nel marzo 2026 il Consiglio nazionale delle province ha approvato la bozza di divieto, ma a oggi l’allevamento commerciale resta legale e l’industria è ancora operativa.

È una pratica che non ha alcun valore venatorio e nessuna ricaduta sulla conservazione delle popolazioni selvatiche, e ha danneggiato l’immagine della caccia africana più di qualsiasi campagna contraria.
Montefeltro non organizza e non organizzerà mai cacce di questo tipo. Le nostre proposte riguardano esclusivamente leoni selvatici in aree gestite, dove il prelievo fa parte di un sistema di quote e di gestione faunistica. È la distinzione che chiunque valuti un safari al leone deve conoscere prima di scegliere un operatore: il prezzo di una caccia in recinto è una frazione, e la differenza è esattamente questa.
Come si svolge la caccia al leone
La tecnica prevalente è l’esca. Si posizionano carcasse in punti scelti sulla base delle tracce e dei ruggiti sentiti nei giorni precedenti, si controllano ogni mattina, e quando un’esca viene visitata da un maschio si costruisce un appostamento a distanza utile. L’attesa può durare giorni: il leone può presentarsi all’alba, al tramonto o non presentarsi affatto.
In alcune aree si caccia anche sulla traccia, seguendo le impronte dopo un ruggito notturno o un avvistamento, con una dinamica più vicina a quella del bufalo del Capo o dell’elefante africano. Il richiamo, riprodotto per simulare una preda o un rivale, si usa in combinazione con le altre tecniche.
La differenza rispetto alla caccia al leopardo, che pure lavora con l’esca, sta nella scala e nel temperamento: il leone si muove in gruppo, arriva rumoroso, ed è un animale che davanti al cacciatore reagisce invece di sottrarsi. La valutazione dell’età va fatta in pochi secondi, spesso in luce scarsa, e la decisione di non sparare è più frequente di quella di sparare.
I safari sono lunghi. I programmi che vendiamo hanno una durata minima di 15 giorni, con un 65 70% di possibilità di successo, a meno che non sia in atto un prebaiting pesante, e non è una formalità: su questa specie il tasso di successo resta strutturalmente inferiore a quello di qualsiasi altra caccia africana.
Armi e munizioni
Il calibro minimo di legge nella quasi totalità dei paesi africani è il .375 H&H, e qui, a differenza dell’elefante, è una scelta pienamente adeguata. I .416 danno un margine in più, apprezzabile soprattutto in caso di seguito nel fitto.

Il tipo di palla è il punto in cui si sbaglia più spesso. Sul leone servono espansive di buona costruzione, non solid: l’animale non è corazzato come un pachiderma, e il monolitico che attraversa senza espandersi lascia una ferita che non ferma. Il bersaglio è l’area cardio-polmonare, sulla spalla o sul collo a seconda dell’angolo.
Sull’ottica conviene un ingrandimento basso e una buona resa in luce scarsa: si spara all’alba, al tramonto o nei minuti che stanno in mezzo. Un cannocchiale luminoso vale più di uno potente.
Il leone nella gestione faunistica
Il leone è la specie su cui il dibattito è più acceso, e vale la pena affrontarlo con i numeri invece che con gli slogan. Le popolazioni africane sono in calo da decenni, ma le cause principali sono la perdita di habitat, il conflitto con l’allevamento e l’avvelenamento da parte dei pastori che perdono bestiame. La caccia regolamentata incide su una frazione minima del prelievo complessivo, e nelle aree in cui genera reddito per le comunità rurali finanzia la sorveglianza antibracconaggio e trattiene il territorio dalla conversione a pascolo o coltivo.
Dove questo meccanismo si è interrotto, per sospensioni o divieti improvvisi, il risultato documentato non è stato un aumento dei leoni ma una perdita di valore economico del territorio selvatico. È un argomento che non chiude la discussione, ma che chi la affronta seriamente deve conoscere. Il tema è approfondito nella nostra sezione dedicata all’etica e alla gestione della fauna.
Domande frequenti sulla caccia al leone
È legale cacciare il leone?
Sì, in alcuni paesi africani e sempre su quote nazionali. Il leone è in Appendice II CITES. Per i cacciatori europei serve inoltre un permesso di importazione rilasciato dal proprio Stato membro, da richiedere prima della partenza: per alcuni paesi di origine viene negato, e alcuni Stati europei hanno divieti nazionali più severi.
Su quali leoni si può cacciare?
Solo su maschi maturi, con un’età minima che nei sistemi di gestione più rigorosi è di sei anni. Il PH valuta l’animale prima del tiro sulla base della pigmentazione del naso, della dentatura e della criniera. I maschi giovani e quelli a capo di un branco con cuccioli non si prelevano.
Che differenza c’è tra leone selvatico e leone allevato?
Il leone allevato in cattività viene rilasciato in un’area recintata per essere cacciato. Non ha valore venatorio né ricadute sulla conservazione, e riguarda in Sudafrica circa ottomila animali in un’industria che il governo ha deciso di chiudere ma che resta legale. Montefeltro organizza esclusivamente cacce su leoni selvatici in aree gestite.
Quanto dura un safari al leone?
In Tanzania la durata minima di legge è di ventuno giorni. Altrove i programmi possono essere più brevi, ma il tempo resta il fattore decisivo: è la caccia africana con il tasso di successo più basso.
Che calibro serve per il leone?
Il minimo di legge è il .375 H&H, adeguato per questa specie. I .416 danno un margine in più. Servono palle espansive di buona costruzione, non solid.
Si può portare il trofeo in Italia?
Solo con il permesso di importazione rilasciato dall’autorità CITES italiana prima della partenza, insieme al permesso di esportazione del paese di caccia. La procedura completa è descritta nel vademecum del cacciatore africano.
Cacciare il leone con Montefeltro
Il leone è la caccia africana che richiede più tempo, più preparazione e più disponibilità ad accettare che il safari possa chiudersi senza prelievo. Va programmata con almeno un anno di anticipo, verificando prima di ogni altra cosa la fattibilità dell’importazione del trofeo dal paese scelto. Luca Bogarelli segue personalmente i clienti su questa specie, e organizziamo il leone insieme alle altre grandi cacce nelle nostre aree, dalla Tanzania allo Zimbabwe. Per valutare paese, periodo e disponibilità, richiedi il preventivo online indicando specie e stagione.
Per capire com’è davvero questa caccia, vale la pena leggere il racconto di una caccia al leone in Tanzania.










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